Alla Scoperta del Proprio Stile: Un Viaggio tra Educazione Visiva, Tecnica e Creatività

Irving Penn - Centennial Book- Black and White Vougue Cover (Jean Pachett), New York, 1950 | Conde Nast

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    Come possiamo definire il nostro stile? E soprattutto, come facciamo ad esprimerlo?

    Nessuno al di fuori di noi stessi può rispondere davvero a queste domande, ma possiamo provare a trovare un percorso per aiutarci a darci delle risposte concrete. E lo vedremo in questo articolo.

    Se è vero che portiamo in noi la somma delle nostre esperienze, è tutt’altro che semplice riuscire a tradurle in qualcosa che ci rappresenti appieno. Un conto è conoscere, magari superficialmente, una materia, un’altro è sapere esprimere un proprio stile o un preciso punto di vista.

    Possiamo ascoltare per anni musica classica, ma non ci basterà certo questo per poter suonare un violino o permetterci di dirigere un’orchestra. Ma se amiamo la musica, certamente queste migliaia di ore di ascolto potranno invece servirci per sviluppare una certa sensibilità musicale, per farci comprendere un po’ meglio questo mondo. E questo è già qualcosa, ma ovviamente non basta. Ci servirà la pratica.

    Vale ovviamente anche per la fotografia, e oggi più che mai per il mondo delle immagini a 360 gradi.

    Da dove incominciare?

    L’Educazione Visiva

    Henri Cartier-Bresson, Siviglia, Spagna, 1933. © Henri Cartier-Bresson/Magnum

    Da dove viene quella certezza che, ad un certo punto del nostro percorso fotografico ci fa dire, per esempio durante la ricerca di uno scatto “questa è quella buona”? O che ci permette di “vedere” l’opera finita nella nostra testa ancor prima di premere l’otturatore?

    Ovviamente ognuno di noi avrà la sua personale risposta, o non l’avrà affatto, ma sicuramente una gran parte di queste “certezze” derivano dalla conoscenza visiva che abbiamo accumulato, paragonando, spesso inconsciamente, centinaia di scatti buoni da milioni di scatti di poco valore.

    Non possiamo farci niente, il nostro cervello è incredibilmente capace di trovare riferimenti e pattern in una scena davanti a noi, se questa è legata ad alcune stampe che abbiamo ammirato, ancora meglio, altrimenti, ci proporrà quello che conosce o che ci ha colpito.

    Non si tratta di copiare da qualcuno, all’opposto, si tratta di comprendere come mai un’inquadratura funziona e come mai un’altra invece no. Si tratta di crearci una sorta di mappa che perlomeno ci indirizzi nella direzione “giusta”.

    C’è inoltre a mio avviso un altro elemento importante, unico e personale: quell’affinare la nostra capacità di giudizio rispetto ad uno specifico modo di “vedere” il mondo, che certamente deriva anch’esso dall’esperienza e dalla nostra conoscenza, ma che trova il proprio centro nella propria sensibilità personale, nella capacità di relazionarci col mondo e con noi stessi… riuscire cioè a riconoscere qualcosa che trascende l’immagine, e che è invece l’insieme di molteplici significati che riconosciamo come unici e forse allo stesso tempo universali.

    Ma anche questa sensibilità ha bisogno di trovare esempi, maestri, strade e storie che ci diano speranza, che ci aiutino a comprendere se siamo in qualche modo nella direzione giusta, perché spesso, certamente quando siamo agli inizi ma non solo, abbiamo necessità di confrontarci, di relazionarci, con chi ha fatto, del linguaggio visivo, il proprio percorso professionale.

    L’educazione visiva è quindi alla base di qualsiasi aspirante fotografo o stampatore fine art, e questa educazione è qualcosa che non può essere delegata o ignorata.

    Proviamo allora a comprendere meglio da dove partire.

    Creare la propria Biblioteca Visiva

    Alcuni dei miei libri di Fotografia

    Il primo punto da cui partire per iniziare il percorso di costruzione di un proprio stile creativo, è immergersi nelle fotografie dei grandi maestri della fotografia internazionale.

    Questo ci aiuterà non solo ad avere dei riferimenti di qualità in mezzo ad un mare di immagini insignificanti, ma anche a comprendere meglio quale direzione stilistica amiamo di più, avvicinandoci così al mondo che sentiamo esserci più affine.

    Richard Avedon con la sua Deardorff 8x10

    Richard Avedon con la sua Deardorff 8x10 durante gli scatti di In the American West ph. by Laura Wilson

    È arrivato quindi il momento di iniziate a creare la vostra collezione di libri dei fotografi che amate di più (e se na hai bisogno alla fine di questo articolo ne ho elencati diversi).

    Un libro di fotografia è un oggetto straordinario, molto di più di una semplice raccolta di fotografie. Per questo i più grandi autori e stampatori dedicano a queste opere la stessa attenzione, se non addirittura maggiore, delle loro mostre.

    Un libro fotografico è un progetto editoriale dove ogni testo e immagine è posto in un ordine preciso, una sequenza, che racchiude il percorso ideale che l’autore vuole farci percorrere. Niente è casuale o fatto all’insaputa del fotografo.

    Dal formato al tipo di carta, dall’editore alla tiratura, il libro fotografico è un oggetto che racconta un mondo dal punto di vista del fotografo, ed è spesso realizzato più come opera d’arte che

    Osservare un libro di fotografia è un momento che prendiamo per noi stessi. Completamente differente dal guardare la stessa immagine sullo schermo di un computer, sfogliare un libro di fotografia è un’azione particolare, in cui stiamo scegliendo di entrare nel mondo di quel preciso fotografo, dedicandogli tempo e attenzione.

    Se lo facciamo con il giusto spirito, questa abitudine ci restituirà stimoli e domande interessanti, per esempio: “come ha fatto a creare questo effetto?” oppure “Chissà come ha esposto (o lavorato in camera oscura) per ottenere questa luce?” (se ti va a questo link ho scritto un articolo proprio sulla luce nella fotografia analogica).

    Osservare quindi una serie di lavori di stampa allo stato dell’arte (le immagini dei libri sono riprese fotografiche delle stampe originali) è il miglior modo per costruire dentro di voi un immaginario poetico e visivo che sia in sintonia con la vostra aspirazione.

    Capire l'Intenzione e il Messaggio

    Muhammed Ali -Thomas Hoepker - Magnum Book

    Thomas Hoepker - Muhammed Ali - Magnum, La Scelta della Foto

    Cosa ha spinto questo autore a fare questo lavoro? Cosa voleva dire?

    Leggere oltre lo scatto e andare in profondità dei lavori dei nostri Maestri significa comprendere che una fotografia non è solamente un immagine, è un messaggio.

    Questo cambierà per sempre il tuo approccio allo scatto, e ti aiuterà a trovare motivazioni veramente tue per realizzare i tuoi prossimi progetti.

    Comprendere le motivazioni dietro alle proprie fotografie è importantissimo per definire meglio i propri obiettivi, le zone d’interesse, il tipo di stile che man mano troveremo, e quindi il messaggio che vogliamo fare arrivare.

    Ma dobbiamo anche sapere dove ci troviamo rispetto a tutto questo, cioè a che punto del nostro percorso tecnico siamo arrivati.

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    La mia camera oscura

    Perché poi alla fine dei conti, sarà con la tecnica fotografica, dallo scatto alla stampa, il vero e proprio strumento necessario per poter esprimere le sfumature delle nostre intenzioni.

    Ed è qua che la creatività si fonde con la pratica e le nostre capacità di ottenere quello che vogliamo da uno scatto, da uno sviluppo e da una stampa in camera oscura.

    La Tecnica al Servizio della Creatività

    Daido-Moriyama-osserva-pellicola-35mm

    Daido Moriyama mentre osserva un negativo 35mm

    La tecnica fotografica non è una cosa banale o noiosa, e l’affermazione “tutti possono scattare una fotografia” è alquanto fuorviante.

    Non è mai la macchina fotografia a fare la foto, ma sei tu che la stai tenendo in mano.

    Conosciamo la pellicola che stiamo usando? Come la svilupperemo? Come la stamperemo? Conosco i limiti di questa scena? Brucerò le luci? Come sarà la stampa finale?

    Tutto questo, se sto facendo Street Photography, sarà gestito in un secondo, magari senza nemmeno vedere la macchina che abbiamo in mano mentre muoviamo la ghiera dei diaframmi o i tempi per regolarli a quello che stiamo vedendo. Cartier Bresson certamente era un tutt’uno con la sua Leica IIIc, come lo era Garry Winogrand con la sua M4.

    Garry Winogrand, Los Angeles, intorno agli anni ‘60

    Se abbiamo di fronte un paesaggio la composizione e luce saranno la nostra guida, e con essa il resto delle scelte che faremo.

    Imparare a fotografare è quindi collegato a doppio filo con gli aspetti tecnici, non solamente con quelli creativi. La creatività attraversa la tecnica.

    Senza tecnica non siamo in grado di conoscere i parametri entro i quali esprimere il nostro messaggio. E sarà la nostra conoscenza tecnica a farci trovare nuovi linguaggi espressivi, dal tipo di sviluppo all’interno mondo della camera oscura con le molteplici scelte tra carte, contrasti e viraggi.

    Imparare a stampare una fotografia non sarà solamente qualcosa di appassionante in sé, ma ci aprirà le porte alla vera creatività.

    Da Ansel Adams a Mario Giacomelli, da Edward Weston a Irving Penn, da Eugene Smith a Dorothea Lange o Imogen Cunningham riuscire ad esprimere la realtà emotiva attraverso una stampa è qualcosa che completa il cerchio di un viaggio che inizia con l’interpretazione della realtà e si traduce nella creazione di una nostra realtà.

    I Fondamenti dello Stile Fotografico: sintesi essenziale

    “Favola, verso possibili significati interiori”, 1983/84 | Mario Giacomelli

    Come abbiamo visto, lo sviluppo di un linguaggio fotografico personale è un viaggio continuo, non una destinazione. Ecco gli elementi fondamentali che emergono dal nostro percorso:

    Educazione dello sguardo

    Immergersi nelle opere dei maestri della fotografia è il primo passo. Non si tratta di imitazione, ma di costruire una "mappa visiva" interiore che ci guidi istintivamente verso composizioni efficaci e scelte stilistiche uniche. I libri fotografici diventano la nostra bussola personale, permettendoci di esplorare mondi visivi completi e curatorialmente coerenti.

    Messaggio e tecnica: un dialogo inscindibile

    La fotografia trascende l'immagine quando comprendi che ogni scatto è un veicolo di significato. Le scelte tecniche - dalla pellicola alla carta da stampa, dall'esposizione allo sviluppo - non sono semplici dettagli, ma elementi espressivi del tuo linguaggio visivo.

    La creatività si manifesta proprio nell'intersezione tra intenzione artistica e padronanza tecnica.

    Pratica riflessiva e dialogo con la tradizione

    Lo stile personale emerge attraverso la pratica continua accompagnata dall’analisi critica. Questo processo di crescita permette di stabilire un dialogo consapevole con la tradizione fotografica, inserendo la propria voce unica nella conversazione visiva iniziata dai grandi maestri.

    In conclusione, il tuo stile sarà il riflesso autentico del tuo sguardo sul mondo, delle tue sensibilità e delle scelte tecniche che avrai fatto lungo il cammino - un'impronta visiva in costante evoluzione ma sempre riconoscibilmente tua.

    Per concludere questo articolo dedicato alla ricerca di un nostro stile personale, ho elencato di seguito alcuni Maestri della Fotografia Analogica bianco e nero divisi per genere.

    Spero possano essere di aiuto e ispirazione lungo il tuo percorso.


    I Maestri della Fotografia Analogica

    Landscape Photography

    • Ansel Adams

    • Fay Godwin

    • Edward Weston

    • Bruce Barnbaum

    • Mario Giacomelli

    • Minor White

    Street Photography

    • Henri Cartier-Bresson

    • Vivian Maier

    • Daido Moriyama

    • Garry Winogrand

    • Bruce Gilden

    • Elliott Erwitt

    • Lee Friedlander

      Ritratto / Moda / Sociale

    • Diane Arbus

    • Eve Arnold

    • Richard Avedon

    • Irving Penn

    • Helmut Newton

    • Robert Mapplethorpe

    • René Burri

    • Yusuf Karsh

    • Arnold Newman

      Reportage / Documentario

    • Robert Frank

    • Eugene Smith

    • Dorothea Lange

    • Arthur Rothstein

    • Josef Koudelka

    • Sebastião Salgado

    • Robert Capa

    • Susan Meiselas

    • Trent Parke

    • Paolo Pellegrin

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