Rollei 35, la piccola che vede in grande

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    Era il 1966, e alla famosa fiera Photokina, a Colonia, la Rollei 35 riuscì a stregare tutti: La piccola fotocamera 35mm era la prima macchina fotografica full frame tascabile, completamente meccanica e di un’assoluta qualità tecnica ed estetica.

    La storia di questa fotocamera fa parte di quelle storie più simili a leggende che a veri resoconti storici, e forse è anche per questo che il suo fascino rimane tutt’ora inalterato.

    Ma cos’ha davvero di così speciale questo piccola grande fotocamera?

    Proviamo allora a riassumere, attraverso sei capitoli chiave, le caratteristiche che l’hanno resa popolare, a partire dalla sua geniale nascita, fino alle storie che l’hanno vista protagonista in giro per il mondo.

    Minimo ingombro

    Lo sappiamo molto bene, oggi ognuno di noi può fare una fotografia semplicemente sfilando dalla tasca il proprio cellulare, e l’idea alla base della Rollei 35 era proprio questa: una fotocamera da portare ovunque. Per capire meglio le misure della Rollei 35 proviamo a paragonarla a ciò che oggi viene considerato l’emblema della portabilità: un cellulare.
    Il mio cellulare misura 16 cm di altezza, 7,5 cm di larghezza, e 1 cm di profondità.

    La Rollei 35 misura 9,7 cm di altezza, 6 cm di larghezza e 3,2 cm di profondità.

    Una Rollei 35 e un cellulare di ultima generazione (Samsung Galaxy 7)

    Una Rollei 35 e un cellulare di ultima generazione (Samsung Galaxy 7)

    La piccola Rollei 35, grazie alla sua forma rettangolare e senza sporgenze (la lente rientrante è stata la chiave del suo successo) è comodissima da portare in borsa, o in una tasca della giacca.

    Come vedremo nell’ultimo capitolo di questo articolo, è proprio grazie alla sua estrema portabilità che è stata protagonista (e testimone) di grandi avventure, dall’Europa alle vette dell’Himalaya!

    Genialità tecnica

    Rollei 35 vista frontale

    L’ideatore della Rollei 35 era un giovane ingegnere che aveva intuito, prima degli altri, dove sarebbe andato il mercato delle fotocamere. Il suo nome era Heinz Waaske.

    Heinz Waaske

    Waaske, che al tempo lavorava come progettista capo, presso uno stabilimento di produzione di attrezzature fotografiche (Wirgin), lavorò al suo prototipo miniaturizzato per diversi anni, rivoluzionando completamente l’ingegneria meccanica e ottica. Heinz Waaske depositò infatti diversi brevetti a dir poco geniali.

    Un’immagine dell’Edixa 16mm.

    Lo schema della richiesta di brevetto depositato da Waaske per la Rollei 35.

    Un’immagine dell’Edixa 16mm

    Il mercato delle macchine fotografiche miniaturizzate era già realtà, ma i formati in circolazione erano formati di qualità più scadente, come l’Edixa16mm (anch’essa un progetto di Waaske), che usava appunto una pellicola formato 16mm (vedi foto sopra) o il mezzo frame della concorrente Olympus Pen 35mm Half Frame.

    Insomma, questi oggetti erano, e rimangono, affascinanti, ma più per il concetto di “mini macchine fotografiche” che per le loro reali qualità tecniche, e fu questa l’intuizione che diede corpo al progetto Rollei 35, condensando in questo una serie notevole di novità tecniche.

    Ecco le più importanti:

    Lo schema della richiesta di brevetto depositato da Waaske per la Rollei 35.

    • Obiettivo da 40mm (anziché il normale 50): La scelta di creare un obiettivo “grandangolare” da 40 mm avvenne principalmente per questioni pratiche, ma non solo. In quel periodo tutti seguivano il 50mm Leica, che era il formato standard di riferimento.

      Waaske però non aveva spazio per un obiettivo da 35mm, e nemmeno le risorse per farlo progettare ad hoc.

      Lavorando egli Wirgin, sfruttò la possibilità di mettere le mani sul più piccolo obiettivo al tempo disponibile, il Cassar f3,5/40mm prodotto dalla Steinheil di Monaco (il fornitore di lenti della stessa Wirgin).

      Fu a partire da questo modesto obiettivo che nacque l’intero progetto.

      Successivamente rivisto da Rollei nel meraviglioso Tessar

    • Otturatore reinventato: Non potendo fare affidamento su un otturatore centrale (come la maggior parte delle macchine fotografiche analogiche) incompatibile con l’obiettivo estraibile scelto, decise d’inventarne uno apposito, dividendolo in due parti, una fissa che controllava i tempi, l’altra parte inserita nell’obiettivo e connesso al primo attraverso delle speciali camme.

      Questa particolarità è visibile proprio nell’originale sistema di armatura dell’otturatore solamente una volta estratto l’obiettivo. Questo otturatore fu infine ottimizzato ulteriormente da Rollei grazie al lavoro di Compur, azienda leader nel settore degli otturatori.

    • Chassis reinventato: Il caricamento, che normalmente avviene da sinistra verso destra, venne completamente riconcepito con un ingegnoso ed efficace sistema di caricamento “al contrario”, da destra verso sinistra.

      Spostò quindi la manovella di riavvolgimento nel fondo macchina (in basso a destra) e quella di caricamento in alto a sinistra (invece che come di consueto in alto a destra).

    • Fotocellula esposimetrica: Non tutte le fotocamere avevano un esposimetro, la Rollei 35 monta un esposimetro Gossen CdS. La sua mini batteria dura anni, e questo è anche merito della custodia scura in dotazione che ne azzera il consumo (l’esposimetro si aziona con la luce e funziona ininterrottamente).

      Le pile originarie erano pile al mercurio, oggi non più in commercio, ma è possibile trovare delle pile sostitutive per la Rollei 35 come queste.

    Estetica

    Rollei 35 vista dall’alto

    Anche l’occhio vuole la sua parte, e in questo caso l’estetica è sicuramente una parte importante del successo che ha riscontrato la Rollei 35 (oltre 2.000.000 di esemplari venduti nel mondo).

    A guardarla ispira indubbiamente tenerezza, simpatia, genialità.

    E la genialità complessiva del progetto è certamente la chiave che rende questa macchina fotografica unica, ma senza dubbio lo è proprio l’insieme armonico delle forme, quell’obiettivo estraibile al centro di due sfere circolari che strizzano letteralmente l’occhio al volto umano.

    Ogni aspetto originale di questa macchina fotografica sembra fatto apposta per affascinare chi la utilizza, rendendola di fatto sempre più speciale. Utilizzando una Rollei 35 ci accorgeremo di quanto sia diversa e speciale dalle altre.

    Ogni volta che carichiamo la pellicola al “contrario”: da destra verso sinistra,

    ogni volta che l’abbassiamo al petto per leggere l’ago dell’esposimetro,

    ogni volta che muoviamo la leva di avanzamento della pellicola con la mano sinistra,

    ogni volta che la guardiamo negli occhi per impostare gli iso, i tempi e i diaframmi (cioè spessissimo),

    “Rollei 35: La storia della fotocamera”, di Claus Prochnov

    instauriamo un legame che va oltre il mero aspetto tecnico, ed è così che siamo ancora oggi qua a scriverne, ed è così che questa sua capacità di affascinare, scatto dopo scatto, l’ha portata in ogni angolo della terra.

    Dalla suo primo modello Classic, la Rollei fece costruire, anno dopo anno, una discreta serie di modelli, il link è nella parte finale di questo articolo dedicato alle risorse.









    Made by Rolleiflex

    Per comprendere il successo della Rollei 35 occorre fare un piccolo passo indietro fino al 1964.

    A quel tempo Rollei si trovava in serie difficoltà finanziarie in seguito agli anni incerti che seguirono alla scomparsa del fondatore, Paul Franke, la mente commerciale e strategica dell’azienda.

    Una fotografia d’epoca, stabilimenti Rollei, Germania.

    Fu così che, nel 1964 dopo un’attenta ricerca, Rollei trova in Henric Peesel, la figura idonea alla quanto mai necessaria rinascita aziendale.

    Questo rilancio avverrà di lì a poco, proprio grazie all’arrivo in Rollei di Heinz Waaske che, all’insaputa di Peesel, aveva già in tasca il progetto che ne avrebbe decretato il successo.

    Fu così che, assieme al progetto di Rollei 35, nel 1966 Rollei lanciò anche la sorella di fascia professionale, la Rollei SL 66 e negli anni a seguire, ristabiliti i bilanci e il successo dell’azienda in patria, si concentra sul mercato internazionale.

    Arriviamo quindi al 1971, anno in cui Peesel, forse convinto dalle grandi agevolazioni salariali, decise di trasferire la sua fabbrica di produzione a Kampong Chai Chee, a Singapore (lasciando però il reparto di ricerca e sviluppo in Germania).

    Lo stabilimento Rollei a Singapore. Foto: ST FILE

    Questo trasferimento fu una rivoluzione, non solo per l’organizzazione interna, ma soprattutto per il grande lavoro di formazione dei dipendenti. In quegli anni infatti, Rollei, in collaborazione con il governo malesiano, aprì un grande centro di formazione sulle ottiche di precisione e sulla produzione di utensili.

    Lavoratori di Rollei con un’apparecchiatura Zeiss a Singapore. Foto: ST FILE

    E’ da questa fabbrica che le piccole Rollei 35 usciranno d’ora in poi, con una piccola grande differenza: non saranno più marchiate con la scritta Made in Germany, ma con la più generica sigla Made by Rollei.

    Nonostante i milioni di dollari spesi per contrastare il mercato Giapponese, la delocalizzazione di quegli stabilimenti le fu fatale.

    Al termine dell’avventura con Rollei, Singapore, che nel frattempo era diventata una nazione indipendente, si ritrovò con migliaia di persone con un’alta qualifica professionale senza lavoro, in un momento in cui un immenso mercato stava per nascere, quello dei calcolatori elettronici e dei suoi componenti. Fu così che nacque uno degli imperi della produzione tecnologica più potenti del mondo.

    In giro per il mondo

    La regina Elisabetta II ricevuta dal presidente Benjamin Sheares all'Istana (il palazzo presidenziale di Singapore) nel 1972. Fonte: NAS

    Un altro importante fattore di successo di questa piccola fotocamera fu il suo legame con la Regina Elisabetta e il Principe Carlo. In qualità di ambasciatori del Commonwealth delle Nazioni, quando l’impero britannico si estendeva fino all’Oriente, erano soliti viaggiare e incontrare i capi di stato e rappresentanti dei paesi visitati.

    Fu quindi in uno di questi viaggi a Singapore che il primo ministro volle omaggiare la Regina, con qualcosa di estremamente innovativo e prestigioso: due fiammanti Rollei 35 placcate in oro!

    Fu quindi da quel primo incontro che la Regina Elisabetta, già da tempo appassionata di fotografia, iniziò a usare nei suoi viaggi per il mondo la sua fiammante Rollei 35 Gold, riscuotendo un enorme successo mediatico.

    Evidentemente tutto questo non fu frutto di un caso. Rollei mise in produzione, proprio dal 1970 e per un solo anno,1500 esemplari della ricercatissima Rollei 35 Gold.

    Nel caso foste interessati, questo esemplare è interamente placcata in oro 24 Karati, è equipaggiata con una custodia in pelle di lucertola africana e con una custodia in legno. E’ tutt’oggi una delle più esclusive macchine fotografiche al mondo.

    Ma di diversa (e opposta) natura fu l’esperienza di chi seppe sfruttare le caratteristiche di questa incredibile piccola camera per documentare imprese temerarie quanto straordinarie.

    Stiamo parlando di Kurt Diemberger, alpinista, fotografo e documentarista austriaco fra i più importanti al mondo.

    Kurt Diemberger

    La macchina fotografica che andò sull’Himalaya nel 1974 (di Vittorio Righini), dal video di Noc (link sotto)

    La macchina fotografica che andò sull’Himalaya nel 1974 (di Vittorio Righini), dal video di Noc (link sotto)

    Una persona straordinaria che, con l’umiltà e la tenacia dei grandi personaggi ha superato ciò che per l’uomo potrebbe rappresentare un limite naturale e ha potuto quindi regalare al mondo un importante primato, raggiungere una vetta proibita e portare con se (e sopratutto usare) la sua Rollei 35 alla più alta quota mai raggiunta da un essere umano, 8.000 metri di altezza!

    Era il 1978, e Kurt Diemberger risalì sul monte Everest per la seconda volta. Oltre alle attrezzature 16mm per filmare, c’era l’esigenza di avere con sé una macchina fotografica, scelta che ricadde, in entrambi i casi, sulla propria Rollei 35.

    Fu proprio con questa macchina fotografica che scattò un panorama 360 gradi della catena montuosa dell’Himalaya. Una fotografia incredibile, realizzata a mano libera dalla vetta dell’Everest, come lui stesso testimonia in questo video grazie alla corrispondenza con Vittorio Righini.

    Forse il fascino della fotografia non risiede solamente nel racconto delle immagini che abbiamo immortalato, ma nelle storie che l’hanno rese possibili.

    Alcune macchine fotografiche sono state, più di altre, protagoniste di storie incredibili, ed è grazie anche a queste storie, e certamente alle immagini che l’hanno testimoniate, che ancora oggi ci ritroviamo a desiderare di averle tra le mani.

    Luke Wilson con la sua Rollei 35

    David Hokney e la sua Rollei 35 (ovviamente con flash)

    Risorse

    Ecco di seguito alcuni link utili:

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    Un geniale calcolatore dell’esposizione notturna dagli anni '60