Da Bergman a Zaillian: Quando il cinema parla ai fotografi
Una scena dalla serie RIPLEY diretta dal premio Oscar Steven Zaillian
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La fotografia in movimento
Se è vero che ogni esperienza che facciamo nella vita influenza il nostro modo di vedere, il cinema da ormai quasi un secolo e mezzo, trova modi sempre nuovi, come in una gara immaginaria con la realtà, per raccontarci storie e provare a farci vivere esperienze sempre più coinvolgenti.
Grazie al sonoro tridimensionale, gli effetti visivi e la capacità di muovere la camera ormai in qualsiasi anfratto, il cinema ha cercato di coinvolgerci sempre di più nella narrazione visiva, ma una cosa rimane invariata: la composizione delle immagini, assieme alla loro illuminazione, è quanto mai fondamentale per la riuscita del racconto.
A partire dalla sua invenzione, cioè la proiezione pubblica il 22 marzo 1895 di La Sortie de l'Usine Lumière à Lyon (L'uscita dalle officine Lumière) dei fratelli Lumière, Il linguaggio cinematografico è stato capace di mettere assieme immagini capaci di andare ben oltre la semplice esperienza ludica, restituendoci, anno dopo anno, riflessi o anticipazioni di stili e modalità innovative per raccontare la realtà.
Senza dubbio, la potenza e la magia stessa del cinema si trova proprio nelle scelte stilistiche che ogni direttore della fotografia deve compiere, sequenza dopo sequenza, per poter descrivere non solo le azioni, ma tutta la profondità, il clima esteriore ed interiore, che quella sequenza deve o può significare.
Nonostante l’esperienza cinematografica sia vissuta dallo spettatore come un tutt’uno tra suono e immagini in movimento, ogni film è anche analizzato e criticato per i suoi singoli aspetti tecnici: dalla sceneggiatura al sonoro, dalla fotografia ai costumi, e così via.
Esattamente come per la fotografia, anche per il cinema le scelte tecniche sono parte integrante del messaggio che vogliamo veicolare.
La scelta della pellicola, del formato, delle lenti e della tipologia di luce scelta per ogni inquadratura, sono i quattro aspetti tecnici chiave che ogni fotografo, e ogni direttore della fotografia, possiede per raccontare la sua storia.
Il perché e il come sceglierli determineranno la chiave emozionale di ogni lavoro.
Partendo allora da queste scelte e dalla mia personale passione per le immagini, ho pensato di condividere con voi alcune riflessioni e analisi su 5 film e una serie TV in bianco e nero che ogni fotografo, con spirito creativo, dovrebbe prima o poi osservare.
Selezionare cinque film è ovviamente molto limitante, e moltissimi altri film sono lì fuori che aspettano di essere visti, ma da qualche parte bisognava pur decidere d’incominciare.
Un’ultima cosa: questa lista non è stata fatta in ordine di importanza.
Partiamo!
“Roma” (2018) Regia di Alfonso Cuarón - Direttore della fotografia: Alfonso Cuarón.
Una scena del film Roma
Questo film è un raro caso in cui un regista è anche il direttore della fotografia del suo stesso film.
Ma Alfonso Cuarón aveva le idee talmente chiare su come avrebbe lavorato alla fotografia di questo lungometraggio sulla sua terra d’origine, da riuscire a realizzare un’impresa che gli valse l’Oscar per la Miglior Fotografia!
Girato in digitale con una video camera Arriflex da 65mm, cioè una video camera con un sensore necessario a produrre un buon 4k sullo schermo, proprio allo scopo di catturare più tonalità di grigi possibili, questo film è un meraviglioso esempio di cinema in bianco e nero moderno.
Cuarón per la fotografia di questo film si è ispirato direttamente ad Ansel Adams e al suo sistema zonale, cercando, con tecniche di riprese multiple, di ricreare un senso di tridimensionalità delle immagini.
Realizzando per esempio più riprese della stessa scena per mantenere le alte luci sugli sfondi, ha elaborato così un bianco e nero delicato ma profondo, e il risultato è senza dubbio una rappresentazione visiva cristallina ma allo stesso tempo fluida e “morbida”, che permette allo spettatore di essere partecipe della magia della luce in tutte le sue sfumature.
Ecco il trailer del film Roma
Di seguito un’ interessantissima intervista al regista e direttore della fotografia Alfonso Cúaron
Spostandoci indietro negli anni vorrei parlare ora di altri due film: La notte di Michelangelo Antonioni, e 8 e 1/2 di Federico Fellini, entrambi illuminati da uno dei più grandi direttori della fotografia italiani: Gianni Di Venanzo.
“La notte" (1961) Regia di Michelangelo Antonioni - Direttore della fotografia: Gianni Di Venanzo
Per immaginare Il lavoro del direttore della fotografia in pellicola, pensiamo al lavoro di un fotografo, e mettiamoci, al posto di una camera fissa, una in movimento: tra ombre, esposizione, gestione dei fuochi sugli attori, del diaframma e delle scelte di luci, dirette, indirette e di tutta la parte creativa per illuminare e raccontare il mood di una scena.
Gianni Di Venanzo
Soprattutto per i film girati in pellicola, il lavoro del direttore della fotografia aveva (e ha ancora oggi) una grandissima importanza per la riuscita tecnica del film.
Per questo motivo, uno dei cinque film che vi suggerisco di guardare, è questo lungometraggio di MIchelangelo Antonioni, magistralmente diretto da uno dei più bravi direttori della fotografia dei suoi tempi: Gianni Di Venanzio.
Caro Gianni, quando misuravi la luce sui visi, i paesaggi, sulle cose era sempre giusta perché eri tu a inventarla, la tua luce che era la tua sensibilità raccontava lo stato d’animo, una situazione, il dramma, una commedia, la felicità, la disperazione, il riso e il pianto; tutto. La tua luce in La notte di Michelangelo Antonioni era quasi più delle parole e dava vitalità ai personaggi, ai luoghi e alle emozioni.
Lettera di Monica Vitti. Un ricordo di Gianni Di Venanzo
“8½” ( 1963 ) Regia di Federico Fellini - Direttore della Fotografia: Gianni Di Venanzo
Dopo lo straordinario lavoro con La Notte, dove Gianni Di Venanzo fu in grado di trasmettere profondità emotiva e alienazione attraverso la luce, la sua reputazione lo portò alla direzione della fotografia di un film che lo rese celebre: 8½ di Federico Fellini.
Il regista sapeva che Di Venanzo poteva gestire la complessità emotiva e visiva che il film richiedeva. 8½ è una pellicola molto personale e onirica, un viaggio nella psiche e nelle ossessioni di un regista in crisi creativa, e Fellini voleva una fotografia che fosse altrettanto evocativa e capace di alternare realtà e sogno.
Claudia Cardinale
Si dice che l’inizio delle riprese furono burrascose, e che non fu semplice per il direttore della fotografia riuscire ad entrare nel mood che Federico Fellini desiderava per il suo film, ma i due riuscirono presto a comprendersi e il risultato è il capolavoro del cinema imprescindibile per ogni fotografo.
Questo film fu tra l’altro girato con una pellicola 35mm Ferrania P30 con una sensibilità di circa 50 Iso, una pellicola dalla grana finissima e dal contrasto elevato, magistralmente “controllata” e gestita da Di Venanzo per le riprese di 8½.
Cinema allo stato puro.
Dalla sinistra Gianni Venanzo, Marcello Mastroianni, Federico Fellini
“Ida” (2013) Regia di Paweł Pawlikowski - Direttore della fotografia: Ryszard Lenczewski e Łukasz Żal.
Vincitore dell'Oscar come Miglior Film Straniero, "Ida" è un magnifico piccolo capolavoro cinematografico.
Girato in bianco e nero e in formato 4:3, questo film risplende di una luce diffusa ed eterea come il volto della giovane protagonista.
L’illuminazione è infatti morbida, delicata ma allo stesso tempo molto ben direzionata dove serve e quando serve. Le composizioni sono molto spesso ricercate come di fronte a singoli scatti fotografici e per questo viviamo come in un tempo dilatato, in cui le inquadrature raccontano molto più delle parole.
“Persona” (1966) Regia di Ingmar Bergman - Direttore della fotografia: Sven Nykvist
Uno dei caposaldi della filmografia moderna, questo film di Ingmar Bergman rappresenta un momento cruciale nella storia del cinema.
Ricco di simbolismo, questa pellicola esplora temi esistenziali e psicologici raccontati attraverso una meticolosa scelta delle luci e dei primissimi piani.
Due scene del film Persona, di Ingmar Bergman
Realizzato in bianco e nero, la fotografia del film fu realizzata dallo storico direttore della fotografia di Bergman, Sven Nykvist che creò un’illuminazione incentrata sulle texture dei volti, sui dettagli della pelle e su un bianco e nero scolpito e minimale, come a voler rendere la fisicità delle attrici parte integrante della narrazione.
Ingmar Bergman con Sven NykvistI
Questo stile visivo ha contribuito a fornire una sensazione di intimità quasi claustrofobica, enfatizzando l’idea che Persona è un un viaggio all’interno dell’anima dei personaggi e una esplorazione della psiche e delle emozioni emozioni delle protagoniste.
Di seguito un interessantissimo documentario sulle riprese del film Persona.
RIPLEY (2023) - Serie TV - Regia di Steven Zaillian - Direttore della Fotografia Robert Elswit
Quando due premi Oscar s’incontrano ( Steven Zaillian e Robert Elswit ) il risultato è una delle migliori serie TV realizzate negli ultimi anni.
Totalmente pensata e girata in bianco e nero in Italia, direttamente ispirata al romanzo "Il talento di Mr. Ripley" (The Talented Mr. Ripley), scritto da Patricia Highsmith nel 1955, questa serie TV è un omaggio visivo al neorealismo, ai film noir degli anni ‘40 e alla pittura barocca.
Robert Elswit , il direttore della fotografia (nonché premio Oscar alla fotografia del celebre film “Il Petroliere”) tra alcuni aneddoti sulle riprese, racconta come sul set fossero sempre molto coscienti di ogni inquadratura, e di cosa doveva essere scuro, e cosa invece più chiaro.
Insomma, il loro approccio è stato un approccio visivo paragonabile a quello di un fotografo che analizza uno scatto con cura, bilanciando la composizione tra zone chiare e scure proprio al fine di rappresentare degli scatti in movimento.
Guardare questa serie è quindi un tuffo in una realtà dove ogni inquadratura potrebbe essere uno scatto realizzato per un servizio di moda fatto da un fotografo come Peter Lindberg, oppure in alcuni casi anche da Herb Ritts o a volte addirittura Giacomelli, per come alcuni contrasti sono volutamente esagerati. Certo, essendo girato in digitale, non ci sono possibilità concrete di avvicinarci mininamente a questi grandi fotografi, ma il lavoro visivo dietro a questa serie è certamente di grande qualità.
Ecco il trailer della serie:
Ecco l’intervista con Steven Zaillian, autore dell’adattamento cinematografico e regista della serie.
Attenzione, contiene SPOILER DEL FILM, se non l’hai ancora visto non guardarla ora.
Ecco di seguito l’intervista con il Direttore della Fotografia Robert Elswit
Attenzione, contiene SPOILER DEL FILM, se non l’hai ancora visto non guardarla ora.